DI ANDREA VANNUCCI
Professore a contratto di Programmazione, Organizzazione e Gestione delle Aziende Sanitarie, Università di Siena

Tutti sono consapevoli che la transizione digitale della sanità non è solo un’occasione imperdibile per nuove performance efficaci e sostenibili ma costituisce anche il patrimonio semantico per comprendere la società e continuare a dialogare con i cittadini, in particolare quando diventano i nostri pazienti.

Quando rivolgi ai sanitari la domanda: da dove cominciare? La stragrande maggioranza risponderà: l’interoperabilità tra sistemi informatici presenti ma non dialoganti.

Uno stato di fatto che limita la disponibilità di dati e informazioni e che costringe gli utenti a sopportare fatica intellettuale e spreco di tempo, dovendo accedere a sistemi diversi quasi contemporaneamente se vogliono avere il quadro di un paziente o di un’attività.

Il difetto di interoperabilità non è, come potrebbe sembrare, un limite tecnico ma il frutto dello scarso livello di interoperabilità umana, sia esterna che interna alle organizzazioni; un fenomeno presente a tutti i livelli, tra strutture centrali e locali, tra pubblico e privato…