DI LUCIA PONTI1, MARTINA SMORTI2, KATIA BALDINI3, ALESSIA TOMBERLI4, GABRIELE CASTELLI5, ALESSANDRA FORNARO6, FAUSTO BARLOCCO7, IACOPO OLIVOTTO8, FRANCESCO CAPPELLI9  
1Psicologa, psicoterapeuta, dottore di ricerca in psicologia, Firenze. Docente a contratto di Psicologia dello sviluppo presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, Urbino; 2 Professore associato presso il Dipartimento di Patologia Chirurgica, Medica, Molecolare e dell’Area Critica, Università di Pisa, Pisa; 3 Infermiera presso la Unit Cardiomiopatie dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi, Firenze; 4 Infermiera di ricerca presso la Unit Cardiomiopatie dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi, Firenze; 5 Medico cardiologo. Responsabile del Centro di Riferimento Regionale per le cardiomiopatie dilatative, Firenze; 6 Medico cardiologo presso l’Azienda Ospedaliero- Universitaria di Careggi, Firenze; 7 Assegnista di ricerca presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi, Firenze; 8 Professore associato presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, Università di Firenze; Responsabile Unit Cardiomiopatie dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi, Firenze; 9 Medico cardiologo presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi, Firenze

Le misure restrittive imposte dalla pandemia COVID-19 hanno reso necessario una veloce riorganizzazione del lavoro dei sanitari per garantire una continuità delle cure per i pazienti affetti da malattie croniche, spesso cambiando strategie in corso d’opera. Riportiamo un’esperienza nel complesso molto positiva vissuta presso la Unit Cardiomiopatie dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi durante il recente lockdown

È ormai ampiamente documentato come la pandemia COVID-19 abbia messo a dura prova il Sistema Sanitario Nazionale, soprattutto durante il primo lockdown nazionale, nel marzo del 2020. Le misure restrittive utilizzate all’interno degli ospedali hanno certamente permesso un contenimento della diffusione del virus ma, allo stesso tempo, hanno messo a rischio la continuità delle cure dei pazienti con malattie croniche. Tale aspetto appare particolarmente critico poiché la continuità delle cure, intesa come una continuità nel tempo della relazione di cura tra medico e paziente, si associa a numerosi esiti positivi, tra cui una migliore adesione al piano terapeutico e un miglioramento delle condizioni cliniche della patologia. La continuità delle cure per i pazienti con malattie croniche dovrebbe quindi essere sempre garantita, anche nelle situazioni di emergenza come quelle imposte dalla pandemia COVID-19…