di Lorenzo Paoli, Alessandro Vagaggini
Servizio di Neurochirurgia, Casa di Cura Villa Donatello Firenze

Negli ultimi 30 anni le tecniche endoscopiche sono divenute il Gold Standard in molti campi chirurgici. Il contemporaneo sviluppo dell’imaging dei materiali chirurgici permette di poter trattare endoscopicamente l’ernia discale lombare, attraverso i due approcci, transforaminale e interlaminare

La storia

Le procedure endoscopiche sono divenute negli ultimi 30 anni lo strumento chirurgico più innovativo e sicuro in molteplici campi chirurgici. Si è trattato di un cambiamento epocale della medicina sia sul piano terapeutico che su quello diagnostico e preventivo. Come per tutte le innovazioni vi sono state delle “resistenze” scientifiche iniziali alla metà degli anni 80’ che però rapidamente hanno lasciato il passo all’evidenza dei risultati clinici, riconoscendo all’endoscopia il ruolo di Gold Standard, o meglio, di poter disporre di un insostituibile strumento terapeutico. La costante spinta innovativa della bioingegneria e dell’imaging hanno reso possibile negli ultimi anni di adattare la tecnica endoscopica alla cura della patologia degenerativa della colonna vertebrale, in particolare al trattamento dell’ernia del disco lombare.
Sin dal 1934, quando Mixter e Bar descrissero per la prima volta un intervento per la rimozione di una ernia discale lombare, raggiunta attraverso una laminectomia demolitiva su 5 livelli, c’è stata una continua evoluzione delle tecniche e degli strumenti per ridurre progressivamente l’aggressività chirurgica, allo scopo di mantenere il più intatte possibile le strutture neuromuscolari intorno alla colonna vertebrale, essenziali per garantire una vita attiva. Questa evoluzione ha portato a sviluppare negli ultimi 20 anni la chirurgia mininvasiva,
che trova nell’endoscopia la massima rappresentazione…