A CURA DI ANDREA VANNUCCI

Ne parlano Simone Magazzini1, Alessio Bertini2, Alessandro Rosselli3, Daniele Coen4
1 Direttore Medicina d’Urgenza, Ospedale S. Stefano, Prato; 2 Direttore UOC Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza, Ospedale Maggiore, AUSL Bologna; 3 Già direttore della Medicina d’Urgenza, Ospedale S. Maria Annunziata, Firenze; 4 Già Direttore Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso ASST Ospedale Niguarda, Milano

I reparti di Pronto Soccorso degli ospedali stanno attraversando un momento critico, sicuramente il più travagliato della loro storia recente.
Il Pronto Soccorso è uno snodo su cui storicamente si scaricano tutte le tensioni del Servizio Sanitario Nazionale. Quando il sistema mostra, come adesso, segni d’affanno che mettono in pericolo la sua stessa sostenibilità è lì che medici e infermieri si trovano a dover risolvere, insieme a vere e gravi urgenze, una miriade di problemi clinici minori da nessun altro e in nessun altro luogo gestiti. La pressione cresce, le relazioni tra colleghi e con il pubblico diventano difficili, fino a sfociare in intollerabili episodi di rabbia e violenza che stanno facendo diventare il lavoro non solo più faticoso ma anche pericoloso.
Per comprendere cosa succede, e cosa succederà domani, Toscana Medica ha posto a due colleghi che dirigono il Pronto Soccorso di due grandi ospedali, Alessio Bertini e Simone Magazzini, due domande: qual è oggi un buon motivo per continuare a lavorare in Pronto Soccorso e quale invece uno per smettere di farlo.
Abbiamo poi chiesto un commento a due storici protagonisti della Medicina d’Emergenza e Urgenza (MEU), Alessandro Rosselli e Daniele Coen, con la speranza di fare qualcosa di utile e gradito ai lettori e magari di meno banale di quanto spesso si legge…